Archivi in Toscana

Il patrimonio, le istituzioni, gli eventi

La vetrina dei segreti

A cura di Paola Cervia

L’Archivio del Seminario di Pontremoli: una memoria riemersa

Interno della concattedrale di Pontremoli

Questi documenti sono conservati presso l'Archivio Storico Diocesano di Massa Carrara-Pontremoli

L’elevazione della città di Pontremoli a cattedra vescovile fu fortemente voluta dal granduca di Toscana Pietro Leopoldo d’Asburgo-Lorena, e va inserita nell’ambito delle tante iniziative volte a limitare il potere del papa sull'ordinamento ecclesiastico toscano. L’erezione della Diocesi risale al 4 luglio 1787 e tuttavia poté essere realizzata solo nel 1791, dopo la morte del vescovo di Luni-Sarzana Giulio Cesare Lomellini, decisamente restio a subire lo smembramento di 122 parrocchie dalla sua Diocesi.

È quindi nel 1791 che la Curia vescovile di Pontremoli inizia le sue funzioni. Sulle prime in nuce, stretta attorno al vicario capitolare che governa provvisoriamente la Diocesi mentre il pontefice Pio VI boccia uno dopo l’altro i candidati all’episcopato proposti dal granduca. Avrà struttura e funzioni definite solo dopo il 1797, anno di insediamento del primo vescovo apuano, il pontremolese Girolamo Pavesi.

Nel 230° anniversario dell’inizio delle attività dell’ente (e a trentatré anni dalla sua cessazione), giunge a compimento un progetto che ha due finalità: il ripristino dell’ordinamento delle sue carte e la realizzazione di una guida che definisca le varie tipologie documentarie e che spieghi i criteri con cui si sono sedimentate. L’occasione è stata offerta dal trasferimento della sezione pontremolese dell’Archivio Storico della Diocesi di Massa Carrara - Pontremoli dal Palazzo Vescovile (in piazza del Duomo) al Palazzo del Seminario (in piazza San Francesco).

Durante i suoi primi centosessanta anni l’archivio della Diocesi di Pontremoli (soppressa e fusa con la Diocesi di Massa in data 23 febbraio 1988) si è contraddistinto per la lineare continuità conservativa. Sfortunatamente nel 1955 ha subito un primo stravolgimento causato da lavori di ristrutturazione, cui hanno fatto seguito ulteriori manipolazioni culminate nel 2008: questi eventi accidentali e l’assenza di idonei strumenti di corredo hanno finora limitato la possibilità di fruire del suo ricco patrimonio di documenti.

Il riordino appena concluso ha consentito di delineare le serie documentarie di stretta pertinenza vescovile (principalmente inerenti ai sinodi diocesani, alle visite pastorali, alle lettere aperte indirizzate al clero e al popolo e ai decreti emanati nell’ambito del governo della Diocesi) e quelle riferibili agli uffici e agli uomini che affiancavano i vescovi nella funzioni amministrative e di guida pastorale (per gran parte relative a: ordinazioni sacre, erezioni e conferimenti di benefici ecclesiastici, legati pii, resoconti patrimoniali di parrocchie o di altri istituti religiosi, governo delle parrocchie, erezioni canoniche di confraternite o di altre associazioni religiose laiche, opere pie, schede catalografiche di opere d'arte, liturgia, statistica diocesana, pratiche matrimoniali, transunti degli atti parrocchiali di battesimo / cresima / matrimonio / morte).

Il progetto ha reso anche possibile individuare documentazione capace di tratteggiare efficacemente le particolarità sociali, politiche ed economiche del territorio. È il caso degli incartamenti inerenti alle consistenti e ripetute modifiche dei confini giurisdizionali della Diocesi, imposte nel tentativo di tener dietro alle complesse vicende politico-istituzionali della Lunigiana; o dell’indagine sulle dinamiche emigratorie promossa nel 1913 in ogni parrocchia, con dati particolareggiati riguardo a un fenomeno che in quest’area ebbe tale portata da assumere i caratteri di una diaspora.

Una considerazione a parte merita l’aggregato documentario che prende il nome di “Corrispondenza tra la Curia vescovile e le parrocchie”, posto in essere da don Michele Mascardi (parroco di Vendaso di Fivizzano e studioso di storia locale) con l’intento di riorganizzare parte di quei documenti che al termine dei lavori condotti nel 1955 giacevano sciolti e scomposti. All’interno, inaspettatamente, troviamo una grande quantità di documentazione prodotta nei secoli XVI-XVIII, in un'epoca cioè anteriore alla erezione della Diocesi di Pontremoli. Da un’analisi più approfondita emerge l’origine del tutto aliena dei carteggi più antichi, origine che appare riconducibile agli archivi delle stesse parrocchie in oggetto. La provenienza è suggerita dalla tipologia dei documenti e dall’essere i parroci a figurare come destinatari di lettere o come autori di minute.

Non è chiara la genesi di queste raccolte ma è plausibile pensare che l’ordinatore abbia inteso implementare la documentazione della Curia vescovile con materiale prelevato sistematicamente nelle chiese del territorio. La compresenza di documenti provenienti da un così elevato numero di archivi rende questo aggregato un unicum nel pur variegato panorama degli interventi compiuti in nome del “criterio per materie”.

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