Archivi in Toscana

Il patrimonio, le istituzioni, gli eventi

La vetrina dei segreti

a cura di S. Moscardini e M. Rossi, 25 marzo 2015

Giorni ed anni. Questione di stile

Ascanio di Mariotto Lanfranchi, particolare del foglio di guardia del libro di ricevute
Il volume inizia il 25 marzo 1583 secondo lo stile pisano ed il 25 marzo 1582 secondo quello comune

Questo documento è conservato presso l'Archivio di Stato di Pisa

«Al nome di Iddio e della G[lorio]sa Ver[gi]ne Maria avocata n[ost]ra e di tutti e' Santi della celestiale corte del Paradiso, amen. In domenica entrò il primo g[i]orno de l'anno 1583 che la gro[rio]sa Vergine fu an[n]untiata in el qual tenpo per noi pisani si piglia il mil[l]esimo che siamo a 25 di marzo» così Ascanio di Jacopo Lanfranchi Brocci iniziava il proprio «quadernuccio […] sopra el quale si terrà diligente cura delle riceute che mi occorerà pagare alla giornata per conto di Fossi, estimi, dogana e tasse» di cui si conservano due copie pressoché identiche, una all’interno dell’archivio di famiglia (ASPi, Upezzinghi dep. Rasponi, 374), ed una in collezione privata.

Questo documento non è che uno tra gli infiniti esempi che si potrebbero proporre sui diversi stili di datazione in voga per tutto il Medioevo e per larghissima parte dell’età moderna. Basti dire, ad esempio, che all’interno dello stesso Granducato il 25 marzo iniziavano due diversi anni. Infatti proprio le due città principali, Pisa e Firenze, pur adottando il medesimo stile dell’Incarnazione (la ricorrenza dell’Annunciazione a Maria del concepimento e della nascita di Gesù) anticipavano o ritardavano l’ingresso all’interno dello stile comune. Lo stile fiorentino calcolava l’inizio dell’anno in ritardo di due mesi e 25 giorni rispetto all’odierno, mentre quello pisano lo anticipava di nove mesi e sette giorni; differenze che si andavano a sommare alle rivalità campanilistiche ma con effetti ben più rilevanti nella vita di ogni giorno.

Queste non erano che due possibilità all’interno di un panorama ben più ampio. Altre date di inizio anno, sebbene meno diffuse all’interno del territorio toscano, sono infatti indicate dagli stili della Natività (25 dicembre – utilizzato a Lucca fino al 1510), francese (Pasqua), Veneto (1 marzo), Bizantino (1 settembre).

Questa situazione venne sanata solo a metà Settecento quando Francesco Stefano di Lorena saeculi restitutor, con decreto del 20 novembre 1749, abolì gli usi precedenti e ordinò che in tutto il territorio toscano il nuovo anno cominciasse il 1º gennaio seguente. Come ricordano le lapidi dettate dall’erudito Giovanni Lami e affisse sia a Firenze, sotto la loggia dei Lanzi, che a Pisa, sotto il palazzo comunale, a partire dal 1° gennaio 1750 cessava l’aporìa delle datazioni, sostituite dallo Stile moderno o della Circoncisione che fa iniziare l’anno il primo gennaio, in occasione della circoncisione di Gesù e, come sappiamo, ancora oggi largamente dominante.

Per approfondire:

- A. Cappelli, Cronologia, cronografia e calendario perpetuo, Hoepli, Milano, 1906

- M. Verga, Strategie dinastiche e mito cittadino: l’Elettrice Palatina e Firenze, in La Principessa saggia. L’eredità di Anna Maria Luisa de’ Medici Elettrice Palatina, a cura di S. Casciu, Firenze, Sillabe, 2006, pp. 24-29 [on line]

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