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A cura di Gloria Peria, 25 febbraio 2015

26 febbraio 1814, Napoleone lascia l’isola d’Elba: fu una fuga o una partenza?


Questo documento è conservato presso l'Archivio storico del Comune di Portoferraio

 

Può sembrare pretestuoso disquisire sul tema se quella di Napoleone sia stata una fuga o una partenza dall’isola d’Elba,  ma mai come in questo caso,  ragionare sulla scelta del termine può chiarire le posizioni dei protagonisti della vicenda e quindi offrire ulteriori  approfondimenti al dibattito storico sulla questione. Bisogna innanzi tutto fare una premessa: l’Elba Principato napoleonico era nel 1814 sotto gli occhi del mondo intero e Napoleone era controllato ufficialmente dal Commissario inglese Sir Neil Campbell ed ufficiosamente da una folta serie di spie. Nei primi giorni di febbraio, all’entrata del porto di Portoferraio, il brick L’Inconstant, al ritorno da Napoli, fu gettato sulla costa da una violenta burrasca. L’imperatore dette ordine di riparare immediatamente il bastimento e di riarmarlo con 26 cannoni. Il lavoro alacre intorno all’Inconstant, facilitò la messa a bordo di provviste (patate, vino, manzo salato). Il 22 di febbraio Napoleone comunicò al Tesoriere Imperiale Guillaume Peyrusse dell’imminente partenza.  Il 24 febbraio due bastimenti noleggiati a Rio (sotto il comando del Tenente Colonnello Giacomo Mellini) gettarono le ancore nel porto. Erano pronti: il brick L’Incostant (Comandante Taillade) con le speronare La Stella e La Carolina (Capitano Francesco Galanti), lo sciabecco La Tisbe, le feluche L’Ape e la Mosca. Pronti per accodarsi al convoglio i Canotti Usher e l’Hochard (il primo con 10 uomini comandati dal Capitano Gentilini e il secondo con 4, comandati dal Capitano Baillon). Fu una notte insonne, quella del 25 febbraio. Soprattutto per il Peyrusse che dovette preparare tutta la contabilità, i suoi registri e il tesoro dell’imperatore.  La decisione di lasciare l’isola il 26 di febbraio fu determinata dalla partenza per Firenze di  Sir Neil Campbell.  Si dice che il viaggio a Firenze fosse stato orchestrato dall’amante, la “bella incantatrice” Bartoli Mugnai, donna di cattiva nomina, astuta e, guarda caso, al servizio come spia di diversi governi.   Alledue del pomeriggio del 26 febbraio 1815, tutta le truppa  napoleonica, composta da circa 1500 soldati, fu raccolta in Piazza d’Armi. Alle quattro, attraversando la porta della Gran Guardia, i militari, sotto il comando del Maresciallo Bertrand,  salirono a bordo della piccola flotta che si trovava ancorata nella rada di Portoferraio. Alle 6 di sera, secondo la cronaca della giornata, riportata dal Maire Pierre Traditi nel suo Régistre des Arretés de la mairie de Portoferraio. Anne 1813- 1815, conservato nell’archivio Storico del Comune di Portoferraio, l’Imperatore accolse nella sua residenza dei Mulini tutte le autorità cittadine e comunicò loro la sua partenza, insignendo contemporaneamente i prescelti delle cariche di governo in sua assenza. Lasciò il Comando militare dell’isola al Ciambellano Cristino Lapi, dandogli il grado di Generale di Brigata.Nominò quindi una Giunta di Governo composta da: Giuseppe Balbiani, Intendente dell’isola d’Elba, Vincenzo Vantini, Procuratore imperiale dei Tribunali dell’isola d’Elba e Ciambellano di Sua Maestà, Giuseppe Arrighi, Vicario generale dell’isola d’Elba, Candido  Bigeschi e Pellegro Senno, proprietari. Prima di accomiatarsi, di fronte a una platea commossa ed emozionata, l’imperatore  pronunciò le seguenti parole: ” Io parto, sono soddisfatto di voi, non me ne scorderò… e per la confidenza che ho in voi vi lascio la Madre e la Sorella”e lasciò nelle mani del Generale Lapi una lettera nella quale confermava la prova di fiducia verso gli elbani  dichiarando, anche per scritto, di affidare loro la madre, Letizia, e la sorella Paolina.  Scendendo dalla residenza dei Mulini verso la Porta a Mare, accompagnato dai suoi fedelissimi, Napoleone fu salutato dalle acclamazioni del popolo che si era raccolto lungo il percorso.  Alle 8, l’imperatore si imbarcò sul  brick l’Incostant a bordo del quale fece tirare un colpo di cannone come segnale di partenza per il convoglio al seguito.  Si era finalmente alzato un vento caldo e umido di ostro-scirocco che permise ai bastimenti di spiegare le vele  e di partire alla volta della Francia.

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